La meditazione

"Non posso dirti che devi meditare, posso solo spiegarti cos'è la meditazione. Se mi capisci sarai in meditazione. La Meditazione è uno stato di non mente, di pura consapevolezza, priva di contenuti.

La mente è un continuo via vai di pensieri, desideri, ricordi, ambizioni: è un traffico inarrestabile, perfino mentre dormi la mente è in funzione, sogna. Questa è una condizione non meditativa. La meditazione è esattamente l'opposto: quando il traffico si è dissolto, quando nessun pensiero attraversa più la mente, quando sei in totale silenzio, quel silenzio è meditazione. E in quel silenzio, e solo in esso, si conosce la verità. Si può giungere allo stato di meditazione solo mettendo la mente da parte, non identificandosi con essa, osservando i suoi processi con distacco, con indifferenza. Quando la consapevolezza di non essere la mente entra in profondità dentro di te, piano piano arrivano degli attimi di silenzio, di puro spazio in cui tutto è calmo: in questi attimi realizzerai chi sei e comprenderai il mistero di questa esistenza. L'arte della meditazione è tutta qui. Come rinunciare a pensare e come trasformare in consapevolezza l'energia che scorre nel pensiero.

La meditazione è un gioco
Milioni di persone si lasciano sfuggire la meditazione solo perché essa ha assunto false connotazioni. Sembra molto seria, lugubre, odora di sagrestia, sembra fatta per persone tetre, tristi, che hanno perso ogni gioia, ogni senso del gioco e del divertimento. Invece questa sono le qualità della meditazione: una persona veramente meditativa è giocosa; per lei la vita è divertimento, è un gioco. Chi medita è rilassato, non è serioso. Lascia perdere le vecchie idee sulla meditazione, per cui solo sedere sotto un albero in posizione yoga è meditare. Questa è solo una possibilità, e può essere adatta ad alcune persone, ma non a tutti. Per un bambino non è meditazione, è una tortura. Per un giovane che sprizza vitalità è repressione, non è meditazione. La mente è una spina e tutte le tecniche di meditazione sono aghi per estrarre quella spina. Meditazione e concentrazione
La meditazione non è concentrazione. Nella concentrazione vi è un sé che si concentra e un oggetto su cui si concentra: esiste una dualità. E' una consapevolezza dualista; per questo produce stanchezza, quando ti concentri, ti senti stanco. Nella meditazione non esiste nessuno all'interno e nulla all'esterno: l'interno continua a fluire verso l'esterno e l'esterno continua a fluire verso l'interno: il confine non esiste più, è una consapevolezza non dualista. La meditazione non stanca, non ti esaurisce, è rilassamento puro. La concentrazione è un atto di volontà: la mente funziona partendo dal presupposto che si sta "facendo" qualcosa. La concentrazione ha origine nel passato. La meditazione è uno stato di assenza di volontà, uno stato di inazione; non cela nessuna finalità: non stai facendo nulla in particolare, ti limiti ad essere. Non implica passato e non implica futuro. La meditazione è ciò che Lao Tsu ha chiamato "wei wu wei", azione attraverso la non azione. Siedi in silenzio senza far nulla, viene la primavera e l'erba cresce da sola. La meditazione è qui ed ora: non puoi meditare, puoi solo essere in meditazione. La concentrazione è umana, la meditazione è divina.

Scegliere una meditazione
Come primo passo scegli qualcosa che ti attira. Se in te il corpo è l'elemento dominante, esistono mezzi che ti possono far raggiungere Dio attraverso il corpo, perché anche il corpo appartiene a Dio. Se senti che il cuore è l'elemento dominante dentro di te, allora prega. Se senti che in te l'elemento dominante è l'intelletto, allora medita. Le mie meditazioni hanno una peculiarità: ho tentato di creare metodi che siano utili a tutti e tre i tipi di individui: in essi si usa molto il corpo, ma si usano molto anche il cuore e l'intelletto. Corpo cuore mente: tutte le mie meditazioni hanno lo stesso orientamento, partono dal corpo, attraversano il cuore, raggiungono la mente per poi andare oltre...
Ricordati che quando qualcosa ti diverte può scendere in profondità dentro di te: vuol dire che è adatta a te, il suo ritmo è in sintonia con il tuo. Quando ti diverti con un metodo, approfondiscilo, praticalo tutti i giorni, anche due volte al giorno. Più lo metti in pratica, più ti divertirà. Abbandona un metodo solo quando non ti darà più gioia: a quel punto la sua funzione si è esaurita. Cerca un altro metodo: nessun metodo ti può portare dritto alla meta finale, durante il viaggio dovrai cambiare diversi treni. Lascia che il criterio per decidere sia la gioia: se un metodo ti dà ancora gioia, persisti, va avanti fino all'ultima goccia di felicità, e alla fine devi essere in grado di lasciarlo andare, scegli un altro metodo capace di darti nuova gioia. Tutte le meditazioni sono modi sottili per ubriacarvi, per rendervi ebbri del divino.

Un espediente
La meditazione, anche quando è azione, non è un'attività, non ha una finalità non ha una motivazione, è energia fluida allo stato puro. Ma è difficile capirne il valore perché noi siamo condizionati dalle motivazioni, perfino quando ci vogliamo rilassare siamo attivi: facciamo sforzi per rilassarci! Ma lo si deve alle abitudini meccaniche della mente. Solo la "non azione "vi conduce al vostro centro interiore, ma la mente non può concepire come essere non attiva. Che fare dunque? Ho creato un espediente: si tratta di spingere l'attività finché non cessi semplicemente; essere attivi alla follia, così la mente condizionata dall'attività viene espulsa dal vostro sistema. Solo così, dopo una catarsi profonda, puoi abbandonarti all'inazione ed avere l'intuizione di una spazio che non è quello dello sforzo. Una volta conosciuto questo spazio, puoi penetrarlo senza sforzo. Una volta che l'hai percepito, puoi fluire in quel mondo in ogni momento e giungerai infine a essere attivo all'esterno e dentro di te sarai profondamente inattivo. I metodi catartici sono invenzioni moderne.
Ai tempi del Buddha non erano necessari perché la gente non era così repressa, viveva una vita primitiva, non civilizzata, spontanea, naturale, per cui il Buddha poteva consigliare a chiunque la meditazione "Vipassana" (discernimento). Ma oggi non puoi accedere direttamente al Vipassana. E i maestri che insegnano la pratica del Vipassana direttamente, non appartengono a questo secolo: sono arretrati di duemila anni. Ho introdotto i metodi catartici per demolire tutto ciò che la civiltà vi ha sovraimpresso, così che diventiate ancora una volta primitivi: da questa primitività, da questa innocenza primaria, fiorirà facilmente il discernimento. Un taglialegna, uno spaccatore di pietre non hanno bisogno di meditazioni catartiche: le praticano tutto il giorno; ma per l'uomo moderno le cose sono diverse." (dai discorsi di Osho pubblicati ne "Il libro arancione")

 
 

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